Transforming Productivity
How to create a more productive workspace

Crea uno spazio di lavoro più produttivo.

Ci sono molti modi di personalizzare lo spazio di lavoro, dall’hotdesking alle postazioni assegnate. Le modalità di personalizzazione dipendono in parte dalla personalità, ma la tendenza comune è uno stile ordinato e minimalista, supportato da nuove tecnologie. Ad esempio, da dispositivi più orientati allo stile consumer e da ecosistemi di computer all-in-one che ottimizzano spazio e praticità. È un approccio convergente che sta trasformando la produttività con il passaggio dal data center al desktop, scrive Gareth Kershaw…

Anche se può sembrare strano, iniziamo a parlare di come si è evoluto lo spazio di lavoro citando il ciclismo. In particolare, il ciclismo britannico e i fantastici risultati ottenuti negli ultimi dieci o vent’anni.

Diversi campioni olimpici, campioni del mondo, vincitori dei grandi Giri. Hoy, Wiggins, Thomas, i Kenny. In breve, una storia di successo piuttosto sorprendente.

A maggior ragione per il fatto che questi risultati sono stati raggiunti essenzialmente grazie alla semplice idea di un uomo. L’uomo è Dave Brailsford e l’idea è questa: scomporre l’andare in bicicletta in tanti elementi, migliorare ognuno di essi anche solo dell’1% e ricomporre tutto, per ottenere un miglioramento globale notevole.

Tutto questo ha comprovato una teoria davvero interessante.

È possibile considerare sotto lo stesso punto di vista la produttività aziendale, ovvero l’output (i risultati) in base all’input (tempo, energia e risorse)? Si può, ma è un’impresa molto più complessa. Per prima cosa, ci sono più componenti e persone coinvolte.

C’è tuttavia un’area che permette un miglioramento immediato: la ruota anteriore della bicicletta della produttività. Lo spazio di lavoro. Ragionando in modo intelligente, è possibile ottenere rapidamente alcuni successi.

Se il tuo spazio di lavoro “interferisce con le tue intenzioni”, ad esempio, puoi crearti problemi meccanici senza nemmeno esserne consapevole. Questo afferma Anja Jamrozik, studiosa del comportamento e consulente presso la società fornitrice di spazi di lavoro flessibili Breather, in una recente intervista con Fast Company.

“Lo spazio di lavoro è un fattore sottovalutato”, afferma. “Tutti si accorgono di un collega “rumoroso” sul momento, ad esempio, ma da un punto di vista più generale, spesso non si presta attenzione all’impatto che ciò può avere nel corso dell’intera giornata, della settimana o dell’anno”.

Lo stesso vale per i particolari in apparenza insignificanti che possono influire su uno spazio di lavoro e di conseguenza su soddisfazione, umore, prestazioni e produttività, spiega Jamrozik. E sebbene alcuni elementi possano sembrare fissi, la verità è che si può cambiare quasi tutto, anche in un piccolo spazio, per migliorare.

Apparentemente ci sono due passaggi immediati.

Prima di tutto, devi fare in modo che il tuo spazio sia adatto per la tua attività. Quali attività svolgi? Lo spazio di lavoro ti offre il giusto supporto o ti ostacola?

“Se pensi all’ambiente domestico – suggerisce la studiosa – non riceveresti gli ospiti nella stanza adibita a lavanderia”. In ufficio è lo stesso.

In secondo luogo, il comfort. È innegabile che le persone diano il meglio quando si trovano a proprio agio e alcuni elementi di base, come temperatura, illuminazione e anche decorazioni e piante, possono influire sul benessere. Secondo uno studio del Journal of Experimental Psychology, le piante possono far aumentare la produttività dei dipendenti del 15%!

Un altro problema della personalizzazione dello spazio di lavoro, con ovvie diramazioni, è legato al cosiddetto “hotdesking”. Ma può non essere un problema, afferma Jamrozik. Basta un complemento d’arredo, o una scrivania o sedia che si possano sollevare o abbassare, “a farmi sentire uno spazio come mio e non come un semplice posto a un tavolo”.

Infine, ma altrettanto importante, l’inevitabile disordine. Montagne di carta, i resti della settimana lavorativa, cavi disordinati, ingombranti workstation fuori misura: tutto questo può avere un impatto sorprendente sulla produttività, che varia a seconda delle diverse personalità.

Le persone estroverse preferiscono avere più informazioni visive nel loro spazio, spiega Jamrozik, mentre gli introversi preferiscono ambienti più scarni. Dipende dalla persona.

In ogni caso, la tecnologia è fondamentale. In particolare, c’è una crescente convergenza tra le tecnologie per la casa e per l’ufficio, con la conseguente riduzione degli ingombri e la “consumerizzazione dell’IT”. Dopotutto, chi non vorrebbe interrogare il database di marketing con la stessa facilità con cui chiede ad Alexa di accendere la luce in cucina?

Un elemento fondamentale per questa evoluzione è rappresentato, ad esempio, dagli ecosistemi di computer all-in-one. Combinando spazio extra, comodità e versatilità con potenza di elaborazione e affidabilità eccezionali, questi sistemi, come la famiglia di ecosistemi Tiny Lenovo, sono l’esatta incarnazione dell’ideale di Brailsford: un centinaio di piccoli miglioramenti combinati per offrire una differenza globale di grande impatto.

Sei pronto per il progresso?

Scopri di più sull’evoluzione dello spazio di lavoro e sulla famiglia di ecosistemi Tiny Lenovo qui>>

 

Gareth Kershaw - Author

Gareth Kershaw

Cutting his editorial teeth in the still callow IT press of the mid 1990s, Gareth Kershaw is a specialist technology and business writer of more than 20 years’ experience.

Spanning roles from journalist to editorial director and virtually everything in between, his career has encompassed regular contributions to a wide range of technology media titles – including Computing, Computer Reseller News, Channel Business, and Microscope – as well as the national press.

While his two decades in technology have seen extraordinary transformation and change from one end of the industry to the other, his philosophy tends to remain one of “plus ca change plus c’est la meme chose”.